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Aprile 2019

    Cultura Generale

    Genocidio Ruanda Amiche Di Pelle

    Oggi vi vorrei parlare di un argomento un po’ triste che mi riguarda da vicino e sicuramente in pochi conoscono. Cosa è successo il 6 aprile del 1994 in Ruanda? Vi chiederete perché vi parlo di questo argomento. Ve lo spiego in questo post.

    Dal 6 aprile al 16 luglio 1994 si compie in Rwanda, piccolo stato dell’Africa centrale, nella regione dei Grandi Laghi, il genocidio dei tutsi e degli hutu moderati per mano degli ultrà dell’Hutu Power e dei membri dell’Akazu. La regione Rwanda-Burundi, esplorata a fine ‘800 dai tedeschi, viene affidata con mandato ONU, nel 1924, al Belgio.

    I belgi si appoggiano nello sfruttamento coloniale all’etnia tutsi, che si era conquistata la corona intorno al 1500, unificando il paese e instaurando un regime monarchico di tipo feudale, sottomettendo gli hutu e i twa.

    Nel 1933 i belgi inseriranno l’etnia di appartenenza (hutu e tutsi) sui documenti di identità ruandesi. L’appoggio belga ai tutsi termina negli anni ’50, a seguito del malcontento provocato dallo sfruttamento coloniale, che porta gli hutu a ribellarsi ai tutsi e i tutsi a progettare l’indipendenza del paese dal Belgio. I colonizzatori sceglieranno allora di appoggiare la rivolta degli hutu.

    Il Ruanda conta la più alta percentuale al mondo di donne presenti al Parlamento (63%). Nel 2000 l’acqua potabile era accessibile al 47% della popolazione, mentre oggi si supera il 70%. L’aspettativa media di vita nei primi anni ‘90 era sotto i 40 anni, oggi è di 64. Dal 2003 il governo ruandese ha introdotto un programma di assicurazione legato alla salute e oggi quasi il 100% dei bambini riceve delle vaccinazioni. Il Ruanda è oggi il paese del Centro Africa con il più basso rapporto di debito, è il primo paese del continente per l’incorruttibilità e la trasparenza del governo e secondo il Rapporto Gallup 2016 è al secondo posto in Africa per sicurezza e fiducia dei cittadini nella polizia locale. Il Ruanda per la Banca mondiale è il paese dell’Africa Continentale dove è più facile fare impresa, nel 2015 sono stati oltre 1,5 miliardi di dollari gli investimenti esteri. Tra i settori in crescita ci sono le infrastrutture e il turismo e anche una notevole spinta per il miglioramento qualitativo dell’istruzione; dal 2013 al 2018, il ministero dell’Educazione ha lanciato una serie di sfide per combattere la dispersione scolastica, soprattutto nelle zone rurali.

    Nel 2013 è nato il progetto nazionale Rwanda Education for All per garantire ulteriormente il successo delle politiche educative. La capitale è oggi il fulcro di uno dei più ambiziosi progetti di pianificazione urbana a medio-lungo termine del continente: il Kigali Master Plan 2040, un piano avveniristico di urbanistica sostenibile per sviluppare attraverso città satelliti il centro urbano mantenendo ampie zone verdi. Il Ruanda è diventato in 25 anni un modello di sviluppo e pianificazione in tutto il mondo. Restano aperte molte domande, sia sui fatti del 1994 sia sulle recenti tensioni con il Congo e l’Uganda; per molti inoltre il regime di Kagame è da sottoporre ad attenta analisi in merito alla reale democrazia che regna nel paese. Oggi Kigali, dove vive più di un milione di persone, è una città che attrae turisti e il mondo degli affari, sede di incontri ed eventi internazionali. Il turismo, inoltre, grazie ai parchi nazionali che proteggono le specie in via di estinzione, tra cui i gorilla, rappresenta il settore di maggiore ingresso di valuta estera, con una crescita negli ultimi 5 anni del 25%. 

    Ed eccoci al motivo per cui vi parlo di tutto questo. Fely, mia grande amica e sorella direi, porta ancora i segni di tutto quel dolore che ha subito sia fisicamente ma soprattutto psicologicamente. Ciò che ha visto con i suoi occhi non lo dimenticherà mai purtroppo perché è un dolore troppo forte che le ha condizionato il modo di vivere e di essere.
    Fortunatamente all’età di 7 anni sono riusciti a fare scappare, grazie ad un associazione umanitaria della Croce Rossa Italiana, lei e tanti altri bambini che hanno vissuto quell’orrore.
    Non sto qui a spiegarvi cosa hanno vissuto appena arrivati perché ci vorrebbero pagine e pagine di libri, vi dico che tutt’ora soffrono per i segni che portano dentro.

    Parliamo di cose belle vi racconto chi è Fely

    Fely è una donna di 33 anni, anche lei come me ha una disabilità solo ed esclusivamente fisica e vive a Mariano Comense con la sua nuova e unica famiglia. Quello che hanno fatto e che continuano a fare per lei è il frutto dell’amore che li unisce. Non è stato facile entrare nel cuore di Fely perché lei una famiglia l’aveva nel suo paese e pensare di rifarsi un’altra famiglia qui per lei era come tradire la sua famiglia biologica. Il percorso è stato burrascoso, difficile e lungo. Fely è stata per diversi anni in una struttura chiamata la nostra famiglia a Bosisio Parini, dove frequentava la scuola elementare e riceveva cure fisioterapiche, e successivamente ha frequentato anche le medie. Durante il suo percorso scolastico, precisamente dalla 1 alla 5 elementare, la sua maestra di italiano si era affezionata a lei e dopo diversi sguardi ha deciso di far provare a Fely l’amore di una famiglia. Poco alla volta, col passare degli anni, la maestra e suo marito, hanno deciso di intraprendere il percorso dell’affidamento.

    Così Fely ha potuto godere dell’amore della famiglia non solo nei weekend ma sempre fino ad arrivare ad un traguardo mozzafiato: L’ADOZIONE. Nel 2013 finalmente Fely è diventata loro figlia anche legalmente perché dal punto di vista affettivo non c’era nessuna legge che lo imponeva. Loro hanno accettato Fely così com’era e com’è tutt’ora oggi. Il loro amore ha fatto sì che col loro aiuto lei potesse frequentare e prendere il diploma di operatore dei servizi sociali presso il Bertacchi di Lecco.
    Tutt’ora Fely vive con loro e può godere di tutto ciò di cui ha bisogno sia sul piano emotivo sia sul piano materiale. Come in tutte le famiglie ci sono alti e bassi, ma Fely non potrà mai ringraziarli abbastanza per tutto ciò che le fanno.

    Io e Fely siamo amiche dalle elementari. Le nostre strade non si sono incrociate subito ma dopo diversi anni. Non è stato facile entrare in sintonia con lei perché lei è sempre stata una ragazza dura e molto chiusa, ma grazie alle mie insistenze e al mio voler entrare a tutti i costi nella sua testa ci sono riuscita. Io voglio un mondo di bene a Fely perché con lei non mi sento diversa, perché a lei non ho problemi a raccontare qualsiasi cosa, perché lei può capire quando mi sento demoralizzata e quando mi sento inutile. Lei è la parte di me più seria e più riflessiva, mi aiuta a ragionare, mi fa capire dove sbaglio e mi sostiene quando ce n’è bisogno. Per me lei è importante e la reputo una sorella a cui raccontare di piccole e grandi cose. Cerco sempre di riuscire a comprendere i suoi atteggiamenti quando si chiude in se stessa e quando ha quei momenti no. Da sei mesi a questa parte il nostro rapporto si è rafforzato molto anche se ogni tanto battibecchiamo, ma fa parte anche questo dell’amicizia, non bisogna per forza andare sempre d’accordo, a volte è meglio confrontarsi per poi riscoprirsi.

    Fely, quando leggerai queste mie parole capirai forse una cosa che non ti ho detto mai: ho bisogno di te nella mia vita, ho bisogno di te sempre e ho bisogno che mi fai più sorrisi. So che per te non è facile, ma so che ce la puoi fare a combattere questa vita che a te sembra un tunnel che non ha luce. Ma, amica mia, sappi che io ti aiuterò e combatterò insieme a te affinché tu riesca a vedere almeno uno spiraglio di luce in fondo al tunnel. Ricordati sempre che sei l’amica geniale, proprio come il libro che stiamo leggendo.


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